Vini, cantine e disciplinari dei vini italiani

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Trebbiano d'Abruzzo Doc

15.11.2015

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEI VINI A DENOMINAZIONE DI ORIGINE
CONTROLLATA "TREBBIANO D'ABRUZZO"


Approvato con D.P.R. 28.06.1972 G.U. 221 – 25.08.1972
Modificato con D.M. 23.10.1992 G.U. 254 – 28.10.1992
Modificato con D.M. 24.09.2001 G.U. 240 – 15.10.2001
Modificato con D.M. 6.09.2002 G.U. 218 – 17.09.2002
Modificato con D.M. 15.05.2003 G.U. 120 – 26.05.2003
Modificato con D.M. 30.10.2007 G.U. 266 – 15.11.2007
Modificato con D.M. 20.11.2009 G.U. 281 – 02.12.2009
Modificato con D.M. 2.02.2010 G.U. 41 – 19.02.2010
Modificato con D.M. 30.11.2011 G.U. 295 – 20.12.2011
Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Prodotti DOP e IGP – Sezione Vini DOP e IGP
Modificato con D.M. 7.03.2014 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Prodotti DOP e IGP – Sezione Vini DOP e IGP
Modificato con D.M. 22.12.2014 G.U. 9 – 13.01.2015
Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Prodotti DOP e IGP – Sezione Vini DOP e IGP


Articolo 1
Denominazione e vini
La denominazione di origine controllata "Trebbiano d'Abruzzo" è riservata ai vini "Trebbiano
d'Abruzzo", "Trebbiano d'Abruzzo" superiore e "Trebbiano d'Abruzzo" riserva che rispondono alle
condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.


Articolo 2
Base ampelografìca
I vini a denominazione di origine controllata "Trebbiano d'Abruzzo", devono essere ottenuti dalle
uve provenienti da vigneti che nell'ambito aziendale risultano composti dai vitigni Trebbiano
abruzzese e/o Bombino bianco e/o Trebbiano toscano almeno all'85%.
Possono concorrere le uve di altri vitigni a bacca bianca non aromatici idonei alla coltivazione per
l'intero territorio della regione Abruzzo, da sole o congiuntamente fino ad un massimo del 15%.


Articolo 3
Zona di produzione delle uve
Le uve destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata "Trebbiano
d'Abruzzo" devono essere ottenute unicamente da vigneti situati su terreni vocati alla qualità,
ubicati in zone collinari la cui altitudine non sia superiore ai 500 metri s.l.m. ed eccezionalmente ai
600 metri per quelli esposti a mezzogiorno. Sono da escludere i terreni non sufficientemente
soleggiati e quelli siti nei fondovalle umidi.
La zona di produzione dei vini "Trebbiano d'Abruzzo" comprende i terreni vocati alla qualità di
tutto o parte dei tenitori dei comuni di:
1) in provincia di Chieti:
Altino, Archi, Ari, Anelli, Atessa, Bomba, Bucchianico, Canosa Sannita, Casacanditella,
Casalanguida, Casalincontrada, Carpinete Sinello, Casalbordino, Casoli, Castel Frentano, Celenza
sul Trigno, Chieti, Crecchio, Cupello, Farà Filiorum Petri, Filetto, Fossacesia, Francavilla,
Fresagrandinaria, Frisa, Furci, Gissi, Giuliano Teatino, Guardiagrele, Lanciano, Lentella,
Miglianico, Monteodorisio, Mozzagrogna, Orsogna, Ortona, Paglieta, Palmoli, Perano,
Poggiofiorito, Pollutri, Ripa Teatina, Roccamontepiano, Rocca San Giovanni, San Buono,
Sant'Eusanio del Sangro, San Giovanni Teatino, Santa Maria Imbaro, San Martino sulla Marrucina,
San Salvo, San Vito Chietino, Scemi, Tollo, Torino di Sangro, Torrevecchia Teatina, Treglio,
Vasto, Villalfonsina, Villamagna, Vacri;
2) in provincia di L'Aquila:
Acciano, Anversa degli Abruzzi, Balsorano, Bugnara, Canistro, Capestrano, Castel di Ieri,
Castelvecchio Subequo, Civita d'Antino, Civitella Roveto, Cocullo, Corfinio, Fagliano Alto,
Fontecchio, Fossa, Cagliano Aterno, Goriano Sicoli, Introdacqua, Molina Aterno, Merino, Ofena,
Pacentro, Poggio Picenze, Pratola Peligna, Pettorano sul Gizio, Prezza, Raiano, Rocca Casale, San
Demetrio nei Vestini, Sant'Eusanio Forconese, San Vincenzo Valle Roveto, Secinaro, Sulmona,
Tione d'Abruzzi, Villa S. Angelo, Villa S. Lucia, Vittorito.
3) in provincia di Pescara:
Alanno, Bolognano, Brittoli, Bussi, Cappelle sul Tavo, Castiglione a Casauria, Catignano,
Cepagatti, Città Sant'Angelo, Civitella Casanova, Civitaquana, Collecorvino, Corvara, Cugnoli,
Elice, Farindola, Lettomanoppello, Loreto Aprutino, Manoppello, Montebello di Bertona,
Montesilvano, Moscufo, Nocciano, Penne, Pianella, Pietranico, Picciano, Pescara,
Pescosansonesco, Popoli, Rosciano, San Valentino, Scafa, Serramonacesca, Spoltore, Tocco
Casauria, Torre de' Passeri, Turrivalignani, Vicoli;
4) in provincia di Teramo:
Alba Adriatica, Ancarano, Atri, Basciano, Bellante, Bisenti, Campii, Canzano, Castel Castagna,
Castellato, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Cermignano, Civitella del
Trento, Colledara, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Giulianova, Martinsicuro, Montefìno,
Montorio al Vomano, Morrodoro, Mosciano, Nereto, Notaresco, Penna S. Andrea, Pineto, Roseto
degli Abruzzi, Sant'Egidio, Sant'Omero, Silvi, Teramo, Torano Nuovo, Tortoreto, Tossicia e la
frazione di Trignano del comune Isola del Gran Sasso.
Detta zona è così delimitata:
Dalla foce del Fiume Tronto, coincidente con limite regionale, si prosegue verso ovest lungo il
confine comunale di Martinsicuro, Colonnella, Controguerra, Ancarano, S. Egidio alla Vibrata e
Civitella del Tronto sino ad incontrare il limite di Valle Castellana. Da qui si procede verso sud
seguendo i limiti comunali di Civitella del Tronto, Campii, Teramo, Montorio al Vomano, Tossicia,
Colledara passando poi per la frazione di Trignano di Isola del Gran Sasso sino al limite comunale
di Castel Castagna. Si prosegue verso est sui limiti comunali di Castel Castagna e Bisenti fino
all'incrocio con il limite provinciale di Pescara. In direzione sud-ovest si prosegue sul limite
comunale di Penne e poi verso est su quello di Farindola fino all'incrocio con la strada provinciale
Penne-Arsita che si segue fino al bivio Cupoli-Farindola; al bivio si prende la strada provinciale
Farindola-Montebello di Bertona e Montebello-Vestea proseguendo fino al limite comunale di
Civitella Casanova. Si prosegue ad ovest sui limiti comunali di Civitella Casanova, Vicoli e Brittoli
fino all'incrocio del limite comunale di Brittoli con la strada Brittoli-Vicoli che si segue fino a
Brittoli; si procede poi lungo il sentiero che partendo dalla suddetta strada tocca le quote 631, 547,
614, per passare ad un tratto della carreggiabile sita ad est dell'abitato di San Vito che incontra la
carrareccia che passa per Fonte Canale e porta a Boragna. Da Boragna la delimitazione si identifica
con il sentiero che porta a Pezzigliari e da qui prosegue, incrociando il limite comunale a quota 542,
verso sud fino ad incontrare nei pressi della quota 581 la mulattiera che tocca la quota 561 e a quota
572 prosegue con la carrareccia prima e con la strada poi che passa per Corvara. Oltrepassata la
chiesa riprende il sentiero che passa per il cimitero e per la quota 719 e a Colle Pizzuto incontra il
limite comunale. Si prosegue lungo la mulattiera toccando le quote 661, 608, 579 e nei pressi
dell'abitato di Pescosansonesco si immette sulla strada Pescosansonesco- Pescosansonesco Vecchio
per immettersi nuovamente poco dopo sulla mulattiera che passa nei pressi delle case site a quota
574. La mulattiera si abbandona prima di giungere a Colle la Grotta per rimettersi sulla strada
Pescosansonesco-Pescosansonesco Vecchio che segue per circa 250 metri dove si incontra e segue
il sentiero che dopo aver toccato quota 410 giunge al limite comunale: Si prosegue verso ovest
seguendo nella successione i limiti comunali di Castiglione a Casauria, Bussi, Capestrano, Villa S.
Lucia, Ofena, Capestrano, Bussi, Popoli, Vittorito, Molina Aterno, Acciano, Tione degli Abruzzi,
Fontecchio, Fagnano Alto, San Demetrio nei Vestini, Poggio Picenze, Fossa, Sant'Eusanio
Forconese, Villa S. Angelo, San Demetrio nei Vestini, Fagnano Alto, Fontecchio, Tione degli
Abruzzi, Secinaro, Cagliano Atemo, Castelvecchio Subequo, Cocullo, Anversa, Bugnara,
Introdacqua, Pettorano sul Gizio, Sulmona, Pacentro, Sulmona, Pratola Peligna, Roccacasale,
Corfinio, Tocco da Casauria, Bolognano, San Valentino, Scafa e il limite di Lettomanoppello fino
all'altezza del centro abitato. Si prosegue verso sud lungo il confine coincidente con il Fiume
Lavinio, sino ad incontrare un canale che si immette sul fiume che verso est porta a Madonna di
Conicella. Da Madonna di Conicella, in direzione nord, si prende la carrareccia che giunge a quota
492 e prosegue per la mulattiera che termina a Fosso Pignataro, coincidente con il confine
comunale. Da qui si prosegue verso sud lungo il confine comunale di Manoppello per poi risalire
sino ad incontrare il limite comunale di Serramonacesca, in corrispondenza della strada
Manoppello-Serramonacesca. Si procede lungo detta strada in direzione Serramonacesca e da qui la
delimitazione si identifica con il percorso del Fiume Alento sino al confine con la provincia di
Chieti nel comune di Roccamontepiano. Si segue detto limite verso sud fino all'incrocio con la
provinciale Serramonacesca-Roccamontepiano e da qui sino a Roccamontepiano per prendere poi la
strada vicinale, parte in carrareccia parte in brecciata che tocca le quote 439, 442, 427, 385, 353,
302, 267 e 232 fino a Farà Filiorum Petri. Si segue poi verso sud il corso del fiume Foro prima ed il
fosso Vesola-San Martino poi, fino al confine comunale di San Martino sulla Marrucina. Da qui si
prosegue lungo i limiti comunali di San Martino sulla Marrucina e Filetto fino ad incontrare la
strada provinciale che collega i territori comunali di Filetto con Casoli, passante per la stazione di
Guardiagrele e San Domenico fino al limite comunale di Casoli. Si procede verso sud lungo i limiti
comunali di Casoli, Aitino, Archi, Bomba, Atessa, Carpinete Sinello, S. Buono fino ad incrociare il
Fosso di Fonte Carracina nel comune di Palinoli. Si procede lungo detto Fosso e successivamente
lungo il Fosso delle Immerse fino ad incontrare il limite comunale di Fresagrandinara. Si procede
verso sud-est lungo il limite comunale di Fresagrandinara fino all'incrocio con il limite regionale
che si segue lungo i limiti comunali di Lentella, Cupello e San Salvo fino alla costa Adriatica per
poi risalire lungo la costa fino al limite regionale nord. Inoltre è compreso l'intero territorio
amministrativo del comune di Celenza sul Trigno in provincia di Chieti nonché l'area delimitata dai
confini amministrativi dei comuni di Balsorano, San Vincenzo Valle Roveto, Merino, Civita
d'Antino, Civitella Roveto e Canistro in provincia di L'Aquila.


Articolo 4
Norme per la viticoltura
- Condizioni naturali dell'ambiente.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini "Trebbiano
d'Abruzzo" devono essere quelle normali della zona e atte a conferire all'uva, al mosto ed al vino
derivato le specifiche caratteristiche di qualità. I vigneti devono trovarsi su terreni ritenuti idonei
per la produzione della denominazione di origine di cui si tratta. Sono da considerare idonei
unicamente i vigneti ubicati su terreni che corrispondono alle condizioni di cui al precedente art.3.
- Densità d'impianto.
Fermo restando i vigneti esistenti, per i nuovi impianti e reimpianti a filare la densità non può essere
inferiore a 2.500 ceppi per ettaro in coltura specializzata. Per gli impianti e reimpianti a pergola
abruzzese la densità dovrà essere rapportata alle specifiche esigenze e/o esperienze della zona.
- Forme di allevamento e sesti di impianto
Le forme di allevamento consentite sono quelle generalmente usate nella zona ossia pergola
abruzzese e spalliera semplice o doppia, o comunque forme arte a non modificare le caratteristiche
delle uve e dei vini.
I sesti di impianto devono essere adeguati alle forme di allevamento.
La Regione può consentire forme di allevamento diverse qualora siano tali da migliorare la gestione
dei vigneti senza determinare effetti negativi sulle caratteristiche delle uve.
- Sistemi di potatura
La potatura deve essere adeguata ai suddetti sistemi di allevamento.
- Forzatura, irrigazione
È vietata ogni pratica di forzatura. È consentita l'irrigazione di soccorso.
- Resa a ettaro e gradazione minima naturale
La produzione massima di uva ad ettaro dei vigneti in coltura specializzata e la gradazione minima
naturale per la produzione dei vini a denominazione di origine controllata "Trebbiano d'Abruzzo",
di cui all'art. 1, sono le seguenti:
Vino Resa uva/ha (ton.) Titolo alcolometrico volumico
naturale minimo (% vol)
"Trebbiano d'Abruzzo" 14 10,50
"Trebbiano d'Abruzzo" superiore 13 11,50
"Trebbiano d'Abruzzo" riserva 12 12,00
Nei vigneti in coltura promiscua le produzioni massime di uva per ettaro devono essere rapportate
alle superfici effettivamente coperte dalla vite.
Anche in annate favorevoli i quantitativi di uve ottenute e destinate alla produzione dei vini a
denominazione di origine controllata "Trebbiano d'Abruzzo" devono essere riportati nei limiti di
cui sopra, purché la produzione globale non superi del 20% i limiti medesimi, fermi restando i limiti
resa uva/vino per i quantitativi di cui trattasi. Oltre detto limite decade il diritto alla denominazione
per tutto il prodotto.
La Regione Abruzzo, con proprio decreto, su proposta del Consorzio di tutela, sentite le
organizzazioni di categoria interessate, ogni anno prima della vendemmia può, in relazione
all'andamento climatico ed alle altre condizioni di coltivazione, stabilire un limite massimo di
produzione inferiore a quello fissato, dandone immediata comunicazione all'organismo di controllo.


Articolo 5
Norme per la vinificazione
- Zona di vinificazione.
Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate all'interno della zona di produzione
delimitata nel precedente art. 3.
Tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali, è consentito che tali operazioni siano effettuate
nell'intero territorio amministrativo dei comuni compresi, anche se solo in parte, nella zona
delimitata.
- Elaborazione
Per l'elaborazione dei vini di cui all'art. 1 sono consentite le pratiche enologiche conformi alle
norme comunitarie e nazionali vigenti.
- Arricchimento
È consentito l'arricchimento dei prodotti a monte del vino a denominazione di origine controllata
"Trebbiano d'Abruzzo" con mosti concentrati ottenuti da uve dei vigneti iscritti all'Albo della stessa
denominazione d'origine oppure con mosto concentrato rettificato, nel rispetto della normativa
nazionale e comunitaria in materia. Per i vini a denominazione di origine controllata "Trebbiano
d'Abruzzo" superiore e "Trebbiano d'Abruzzo" riserva non è consentito l'arricchimento.
- Resa uva/vino
La resa massima dell'uva in vino finito, pronto per il consumo, non deve essere superiore al 70%.
Qualora la resa uva/vino superi i limiti di cui sopra, ma non oltre il 75%, anche se la produzione ad
ettaro resta al di sotto del massimo consentito, l'eccedenza non ha diritto alla denominazione
d'origine. Oltre detto limite decade il diritto alla denominazione d'origine controllata per tutta la
partita.
- Invecchiamento/Affinamento
II vino "Trebbiano d'Abruzzo" che si fregia della menzione "riserva" deve essere sottoposto ad un
periodo di invecchiamento/affinamento obbligatorio non inferiore a diciotto mesi all'interno della
zona di produzione delimitata nell'art.3. Il periodo di invecchiamento/affinamento decorre dal 1°
novembre dell'annata di produzione delle uve.
- Immissione al consumo
II vino "Trebbiano d'Abruzzo" non può essere immesso al consumo prima del 1° gennaio
successivo all'annata di produzione delle uve.
Il vino "Trebbiano d'Abruzzo" superiore non può essere immesso al consumo prima del 1° marzo
dell'anno successivo a quello di produzione delle uve.
Il vino "Trebbiano d'Abruzzo" che si fregia della menzione "riserva" non può essere immesso al
consumo prima del 1° maggio del secondo anno successivo a quello di produzione delle uve.
- Scelta vendemmiale
Per il vino di cui all'art.1 la scelta vendemmiale è consentita, ove ne sussistano le condizioni di
legge, soltanto verso le denominazioni d'origine controllata compatibili con la piattaforma
ampelografica e verso le IGT relative alle diverse aree.
Articolo 6
Caratteristiche al consumo
I vini a denominazione di origine controllata "Trebbiano d'Abruzzo", all'atto della immissione al
consumo, devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
"Trebbiano d'Abruzzo ":
- colore: giallo paglierino intenso;
- odore: caratteristico con profumo intenso e delicato;
- sapore: asciutto, sapido, vellutato, armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% voi;
- acidità totale minima: 4,5 g/1;
- estratto non riduttore minimo: 16 g/1.
"Trebbiano d'Abruzzo " superiore:
- colore: giallo paglierino intenso;
- odore: caratteristico con profumo intenso e delicato;
- sapore: asciutto, vellutato, armonico con retrogusto gradevolmente mandorlato;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00 % voi;
- acidità totale minima: 4,5 g/1;
- estratto non riduttore minimo: 18 g/1.
"Trebbiano d'Abruzzo " riserva:
- colore: giallo paglierino intenso;
- odore: caratteristico con profumo intenso e delicato;
- sapore: asciutto, vellutato, armonico con retrogusto gradevolmente mandorlato;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50 % voi;
- acidità totale minima: 4,5 g/1;
- estratto non riduttore minimo: 18 g/1.
È in facoltà del Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali modificare i limiti
dell'acidità totale e dell'estratto non riduttore minimo con proprio decreto.
Il vino "Trebbiano d'Abruzzo" riserva sottoposto al passaggio o conservazione in recipienti di legno
può rivelare lieve sentore (o percezione) di legno.


Articolo 7
Designazione e presentazione
- Qualificazioni
Nella etichettatura, designazione e presentazione dei vini di cui all'Alt.! è vietata l'aggiunta di
qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli
aggettivi " fine", "scelto", "selezionato", e similari.
È tuttavia consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi
privati, non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno il consumatore.
- Menzioni facoltative
Sono consentite le menzioni facoltative previste dalle norme comunitarie, oltre alle menzioni
tradizionali, purché pertinenti ai vini di cui all'art. 1.
- Caratteri e posizione in etichetta
Le menzioni facoltative esclusi i marchi e i nomi aziendali possono essere riportate nell'etichettatura
soltanto in caratteri tipografici non più grandi o evidenti di quelli utilizzati per la denominazione
d'origine del vino, salve le norme generali più restrittive. Le menzioni facoltative vanno riportate in
etichetta sotto la denominazione d'origine.
- Annata
Nell'etichettatura dei vini di cui all'art. l l'indicazione dell'annata di produzione delle uve è
obbligatoria.
- Vigna
Nella designazione dei vini a denominazione di origine controllata "Trebbiano d'Abruzzo" di cui
all'art.1 può essere utilizzata la menzione "vigna" a condizione che sia seguita dal relativo
toponimo o nome tradizionale, che la vinificazione e la conservazione del vino avvengano in
recipienti separati e che tale menzione, seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, venga
riportata sia nella denuncia delle uve, sia nei registri e nei documenti di accompagnamento e che
figuri nell'apposito elenco regionale ai sensi dell'art. 6 comma 8, del decreto legislativo n. 61/2010.


Articolo 8
Confezionamento
- Volumi nominali
II confezionamento del vino "Trebbiano d'Abruzzo", "Trebbiano d'Abruzzo" superiore e "Trebbiano
d'Abruzzo" riserva è consentito nei recipienti di capacità nominale prevista dalla normativa vigente.
- Tappatura e recipienti
È consentito l'uso dei sistemi di chiusura ammessi e regolati dalla normativa vigente.
Per il vino "Trebbiano d'Abruzzo" superiore e quello che si fregia della menzione "riserva" è
consentito solo l'uso del tappo di sughero raso bocca.
Sono consentiti i recipienti previsti dalla normativa vigente.
Per il confezionamento del vino "Trebbiano d'Abruzzo" possono essere usati anche contenitori
alternativi al vetro costituiti da un otre in materiale plastico pluristrato di polietilene e poliestere
racchiuso in un involucro di cartone o di altro materiale rigido non inferiore a due litri.


Articolo 9
Legame con la zona geografica
A) Informazioni sulla zona geografica.
1) Fattori naturali rilevanti per il legame.
La zona geografica delimitata dall'art.3 comprende l'intera fascia collinare costiera e pedemontana
della regione Abruzzo che, nella parte mediana, si amplia verso l'interno per includere verso nord
l'altopiano dell'Alto Tirino, a nord-ovest la Valle Subequana, a sud la Valle Peligna nonché a sudovest
la Valle Roveto.
Le formazioni collinari interessate dalla coltivazione della vite, costituite da depositi
pliopleistocenici che hanno riempito il bacino periadriatico mediante un ciclo sedimentario marino
svoltosi tra la fine del Terziario e l'inizio del Quaternario, si sviluppano su una fascia di circa 20-25
chilometri di larghezza e circa 125 chilometri di lunghezza, dal fiume Tronto al fiume Trigno, cui si
aggiungono alcune conche intermontane nella parte centrale della regione Abruzzo. Dal punto di
vista granulometrico tali formazioni possono essere considerate abbastanza variabili: alle argille con
sabbia, verso la parte alta della formazione, si sovrappongono le sabbie silicee a grana fine e media,
più o meno argillose, di colore giallastro per l'alterazione di ossidi di ferro, a cemento calcareo
oppure argilloso, di solito scarso, spesso intercalato da livelli di limi, ghiaie e argille. Nella grande
maggioranza dei casi il suolo che si origina presenta una equa ripartizione di materiale da cui si
formano terreni con struttura sabbioso-argillosa, generalmente sciolti, con spessore variabile in
relazione alla pendenza ed alla esposizione nella parte centro-meridionale dell'area interessata e
tendenzialmente più argillosi nella parte settentrionale. Le conche intermontane sono costituite da
terrazzi fluvio-alluvionali antichi, con depositi detritici a bassa pendenza che rendono questi terreni
particolarmente sciolti, con spessore variabile in relazione alla pendenza ed alla esposizione. La
ritenzione idrica in genere è medio bassa con elementi nutritivi ed humus scarsi o modesti.
L'altitudine dei terreni coltivati a vite è compresa tra i 150 ed i 600 metri s.l.m., con pendenze ed
esposizioni variabili a seconda dei versanti. Sono esclusi i terreni siti nei fondovalle umidi e quelli
con esposizioni poco consone.
Il clima è di tipo temperato, con temperature medie annuali comprese tra i 12°C di aprile ed i 16°C
di ottobre, ma nei mesi di luglio ed agosto tende al caldo-arido con temperature medie di 24-25°C.
L'escursione termica annua è considerevole poiché legata da una parte alla presenza delle correnti
fredde provenienti dai Balcani, che durante l'inverno fanno sentire la loro influenza, e dall'altra alla
presenza del mare Adriatico e delle aree di alta pressione che permangono sul bacino del
Mediterraneo durante l'estate.
Notevoli anche le escursioni termiche tra giorno e notte, favorite dalla vicinanza dei massicci del
Gran Sasso e della Maiella, così come la ventilazione che determinano le condizioni ottimali per
l'accumulo di sostanze aromatiche nei grappoli, dando origine a uve di straordinaria qualità con vini
dai profumi intensi e caratterizzati.
L'indice termico di Winkler, ossia la temperatura media attiva nel periodo aprile-ottobre, è
compresa tra 1.800 e 2.200 gradi-giorno, condizioni che garantiscono la maturazione ottimale sia
del Trebbiano che di eventuali altri vitigni complementari a bacca bianca.
Le precipitazioni totali annue si aggirano mediamente sugli 800 mm; il periodo più piovoso è quello
compreso tra novembre e dicembre (oltre 80 mm/mese) mentre il mese con il minimo assoluto è
quello di luglio (intorno a 30 mm).
2) Fattori umani rilevanti per il legame.
La presenza del vitigno Trebbiano nell'Italia centrale si può far risalire all'epoca romana. Infatti
Plinio descriveva un "Vinum trebulanum" il cui nome è dato dall'aggettivo trebulanus, che deriva
dal sostantivo trebula, con il significato di casale o fattoria. Il termine Trebbiano, secondo la sua
etimologia, indica quindi in via generale un vino bianco locale che oggi definiremo paesano o
casereccio, prodotto nei vari poderi o fattorie di campagna ed utilizzato dagli stessi contadini. Quale
che sia la sua origine, comunque, dobbiamo aspettare gli inizi del trecento perché Pier dé Crescenzi
descriva per la prima volta un vitigno di Trebbiano: "...et un'altra maniera d'uve la quale
Trebbiana è dicta et è bianca con granello ritondo, piccholo et molti acini avere... ". Nel '500 Sante
Lancerio, bottigliere di papa Paolo III, ricorda come fosse diffusa la coltivazione del Trebbiano in
Toscana, così come alla fine dello stesso secolo il marchigiano Andrea Bacci, medico personale di
papa Sisto V, nell'opera citata parla di numerosi vini Trebulani e segnala la presenza di "uve
moscatelle e trebulane" anche nei territori limitrofi al lago Fucino ed in area Peligna. La presenza
del Trebbiano in Abruzzo si rileva più tardi anche nella monografia di Raffaele Sersante del 1856,
che ricorda come questa varietà fosse largamente diffusa e nota. Oggi un gran numero di vitigni
portano il nome di Trebbiano, sovente accompagnato da un nome geografico che dovrebbe indicare
il luogo di origine o di maggior diffusione, ma tentare di descriverne le differenze è impresa assai
ardua, come ci ricorda l'illustre ampelografo del primo '900 Giuseppe di Rovasenda e più tardi il
Marzotto. Infatti, per molti anni, il Trebbiano abruzzese è stato confuso con il Bombino bianco
tanto che nel disciplinare di produzione del "Trebbiano d'Abruzzo" approvato nel 1972 era
riportato che il vino "deve essere ottenuto dalle uve provenienti da vigneti composti dai vitigni
Trebbiano d'Abruzzo (Bombino bianco) e/o Trebbiano toscano...". Questi vitigni costituiscono di
fatto la base fondamentale del vino bianco a denominazione più importante e diffuso della regione
Abruzzo, il cui disciplinare è stato più volte adeguato per meglio rispondere alle esigenze di un
consumatore sempre più attento alla qualità. Pertanto l'incidenza dei fattori umani è fondamentale
poiché, attraverso la definizione ed il miglioramento di alcune pratiche viticole ed enologiche, che
fanno parte integrante e sostanziale del disciplinare di produzione, oggi si riescono ad ottenere
prodotti dalle spiccate caratteristiche e tipicità.
- Base ampelografia dei vigneti: il vino "Trebbiano d'Abruzzo" deve essere ottenuto dalle uve
provenienti da vigneti che nell'ambito aziendale risultano composti dai vitigni Trebbiano abruzzese
e/o Bombino bianco e/o Trebbiano toscano almeno all'85%. Possono concorrere le uve di altri
vitigni a bacca bianca non aromatici idonei alla coltivazione per l'intero territorio della regione
Abruzzo da sole o congiuntamente fino ad un massimo del 15%.
- Forme di allevamento, sesti d'impianto e sistemi di potatura: la forma di allevamento
generalmente usata nella zona è la pergola abruzzese anche se da diversi anni si vanno sempre più
espandendo le forme a spalliera semplice o doppia. I sesti di impianto, così come i sistemi di
potatura, sono adeguati alle forme di allevamento utilizzate al fine di una buona gestione del
vigneto (meccanizzazione) ed una migliore gestione delle rese massime di uva (che non possono
superare rispettivamente le 14, 13 e 12 tonnellate per ettaro per la tipologia base, superiore e
riserva).
- Pratiche relative all'elaborazione dei vini: sono quelle tradizionali ed ormai consolidate per i vini
bianchi tranquilli, adeguatamente differenziate a seconda della destinazione finale del prodotto. Per
le tipologie "superiore" e "riserva" non è ammessa la pratica dell'arricchimento. La tipologia "base"
può essere immessa al consumo solo a partire dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di
produzione delle uve, la tipologia "superiore" non può essere immessa al consumo prima del 1°
marzo dell'anno successivo a quello di produzione delle uve, mentre la tipologia "riserva" deve
obbligatoriamente essere sottoposta ad un periodo di invecchiamento / affinamento non inferiore a
diciotto mesi a decorrere dal 1° novembre dell'anno di produzione delle uve e, pertanto, non può
essere immessa al consumo prima del 1° maggio del secondo anno successivo a quello di
produzione delle uve.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente
attribuibili all'ambiente geografico
La secolare presenza ed il particolare equilibro che il vitigno Trebbiano ha trovato nell'area
interessata, tanto da differenziare una specifica varietà denominata Trebbiano abruzzese in passato
spessa confusa con il Bombino, permette di ottenere vini dalle spiccate peculiarità che si
estrinsecano appieno nel vino DOC "Trebbiano d'Abruzzo". La denominazione comprende tre
tipologie di vino bianco: il base, il superiore ed il riserva, che dal punto di vista analitico ed
organolettico esprimono caratteri propri, specifici, descritti in maniera sintetica e non esaustiva
nell'art.6 del presente disciplinare. In particolare, i vini presentano un colore giallo paglierino più o
meno intenso; odore tipico, delicato, con spiccati sentori di frutta e fiori, sino a giungere al minerale
in quelli più evoluti; il sapore è asciutto con retrogusto gradevolmente mandorlato che conferisce al
vino eleganza ed armonia.
C) Descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera a) e quelli di cui alla
lettera b).
L'ampia area geografica interessata, pari ad oltre un terzo dell'intera regione Abruzzo, sebbene
presenti un'orografia ed una pedologia piuttosto omogenea, di fatto è caratterizzata da condizioni
climatiche leggermente differenti, da nord a sud e da est ad ovest, che permettono di individuare
sottoaree caratterizzate da specifiche condizioni climatiche (pioggia, temperatura, ventilazione,
ecc.) che associate alla diversa natura dei terreni ed all'esposizione influenzano in maniera
significativa le caratteristiche vegeto-produttive del vitigno Trebbiano, base essenziale
dell'omonimo vino prodotto da tempo immemore in Abruzzo.
L'interazione vitigno-clima-terreno è determinante per l'estrinsecazione di determinate
caratteristiche dei vini: struttura, colore, profumi. In Abruzzo, grazie alla particolare conformazione
orografica del territorio, caratterizzata da colline assolate e ventilate, al clima temperato, alle
notevoli escursioni termiche tra giorno e notte, favorite dalla presenza del mare Adriatico e dalla
vicinanza dei massicci del Gran Sasso e della Maiella, alla presenza di suoli ben drenati, unitamente
ai fattori umani - connessi da un lato alla lunga tradizione storica e dall'altra alle moderne tecniche
di coltivazione e vinificazione (vedi uso del legno nelle fermentazioni e/o elevazioni del prodotto),
si realizzano le condizioni ottimali per la produzione di uve Trebbiano di straordinaria qualità, da
cui si ottengono vini dai profumi intensi, freschi, tipici, caratterizzati da un retrogusto
gradevolmente mandorlato.


Articolo 10
Riferimenti alla struttura di controllo
Agroqualità S.p.A. – Società per la certificazione della qualità nell'agroalimentare
Viale Cesare Pavese, 305 – 00144 ROMA
Telefono +39 06 54228675
Fax +39 06 54228692
Website: www.agroqualita.it
e-mail: agroqualita@agroqualita.it
e-mail: Vini.Abruzzo@agroqualita.it
La società Agroqualità – Società per la certificazione della qualità nell'agroalimentare – S.p.A. è
l'Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ai
sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 1), che effettua la verifica annuale
del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all'articolo 25, par. 1, 1°
capoverso, lettera a) e c), ed all'articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della
DOP, mediante una metodologia dei controlli combinata (sistematica ed a campione) nell'arco
dell'intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento), conformemente al citato
articolo 25, par. 1, 2° capoverso.
In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli,
approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 14 giugno 2012, pubblicato in
G.U. n. 150 del 29.06.2012 (Allegato 2).

 


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