Vini, cantine e disciplinari dei vini italiani

Ti trovi in:   Home > Blog – Bergamasca Igt

Loading

Blog

 

Bergamasca Igt

22.11.2015

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEL VINO A INDICAZIONE GEOGRAFICA TIPICA
"BERGAMASCA"


Approvato con D.M. 18.11.1995 G.U. 285 – 6.12.1995
Modificato con D.M. 20.07.2009 G.U. 179 – 4.08.2009
Modificato con D.M. 30.12.2009 G.U. 24 – 30.01.2010
Modificato con D.M. 30.11.2011 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Prodotti DOP e IGP – Sezione Vini DOP e IGP
Modificato con D.M. 30.09.2013 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Prodotti DOP e IGP – Sezione Vini DOP e IGP
Modificato con D.M. 7.03.2014 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Prodotti DOP e IGP – Sezione Vini DOP e IGP
Modificato con D.M. 23.05.2014 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Prodotti DOP e IGP – Sezione Vini DOP e IGP
Modificato con D.M. 30.03.2015 G.U. 87 – 15.04.2015
Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Prodotti DOP e IGP – Sezione Vini DOP e IGP


Articolo 1
Denominazione e vini
La indicazione geografica tipica "Bergamasca", accompagnata o meno dalle specificazioni previste
dal presente disciplinare di produzione, è riservata ai mosti e ai vini che rispondono alle condizioni
ed ai requisiti in appresso indicati.
La IGT "Bergamasca" è riservata ai seguenti vini:
bianco
rosso
rosso novello
"Moscato" rosso (da Moscato di Scanzo n.)
rosato


Articolo 2
Base ampelografica
[1] I vini ad IGT "Bergamasca" bianchi, rossi e rosati devono essere ottenuti da uve provenienti da
vigneti composti, nell'ambito aziendale, da uno o più vitigni idonei alla coltivazione nella Regione
Lombardia ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con
D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell'allegato 1 del presente disciplinare.
I vini ad IGT "Bergamasca" ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell'ambito aziendale,
per almeno l'85% dai corrispettivi vitigni, devono essere accompagnati dalla specificazione di uno
dei vitigni idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia.
Possono concorrere, da sole o congiuntamente, alla produzione dei mosti e dei vini sopra indicati, le
uve dei vitigni a bacca di colore analogo, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione
Lombardia fino ad un massimo del 15%.
La specificazione di uno dei vitigni di cui al presente articolo, non è prevista per la tipologia
novello.


Articolo 3
Zona di produzione delle uve
1] La zona di produzione delle Uve per l'ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere
designati con la indicazione geografica tipica "Bergamasca" comprende l'intero territorio
amministrativo dei comuni di Rogno, Costa Volpino, Bossico, Lovere, Sovere, Endine Gaiano,
Pianico, Castro, Solto Collina, Riva di solto, Fonteno, Parzanica, Vigolo, Tavernola Bergamasca,
Monasterolo, Grone, Berzo San Fermo, Casazza, Predore, Sarnico, Viadanica, Adrara S. Rocco,
Adrara S. Martino, Foresto Sparso, Villongo, Gandosso, Credaro, Castelli Calepio, Grumello del
Monte, Chiuduno, Carobbio degli Angeli, Zandobbio, Trescore Balneario, Luzzana, Entratico,
Vigano S. Martino, Borgo di Terzo, Pradalunga, Cenate Sopra, Cenate Sotto, S. Paolo D'argon,
Gorlago, Albano S. Alessandro, Torre De' Roveri, Scanzorosciate, Villa di Serio, Pradalunga,
Nembro, Alzano Lombardo, Ranica, Torre Boldone, Bergamo, Ponteranica, Sorisole, Villa D'Almè,
Almenno S. Salvatore, Almenno S. Bartolomeo, Palazzago, Caprino Bergamasco, Cisano
Bergamasco, Pontida, Villa D'Adda, Carvico, Sotto il Monte Giovanni XXIII, Mapello, Ambivere,
Barzana, Paladina, Valbrembo Almè, Brembate Sopra, Ponte S. Pietro, Presezzo, Bonate Sopra,
Terno D'Isola, Calusco D'Adda, Mozzo, Seriate, Brusaporto, Bagnatica, Montello, Costa Mezzate,
Bolgare, Telgate, Curno, Gorle e Pedrengo in provincia di Bergamo.


Articolo 4
Norme per la viticoltura
[1] Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini di cui
all'articolo 2 devono essere quelle tradizionali della zona.
[2] La produzione massima di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata, per i vini ad IGT
"Bergamasca" non deve essere superiore a:
Bergamasca vitigni bianchi 16,00 tonnellate/ettaro
Bergamasca vitigni rossi 17,00 tonnellate/ettaro
Bergamasca Schiava 18,00 tonnellate/ettaro
Bergamasca Moscato (da Moscato di Scanzo) 11,00 tonnellate/ettaro
[3] Le uve destinate alla produzione dei vini ad IGT "Bergamasca" devono assicurare ai vini un
titolo alcolometrico volumico naturale minimo di:
Bergamasca bianchi 9,50% vol.;
Bergamasca rossi 10,00% vol.
Bergamasca rosati 10,00% vol.
Bergamasca Schiava 9,50% vol.
Nel caso di annate particolarmente sfavorevoli, detti valori possono essere ridotti dello 0,50% vol.
[4] I vini ad IGT "Bergamasca" con o senza la specificazione del nome del vitigno, all'atto
dell'immissione al consumo devono avere un titolo alcolometrico volumico totale minimo di:
Bergamasca bianco 11,00% vol
Bergamasca rosso 11,00% vol
Bergamasca rosso novello 11,00% vol
Bergamasca rosato 11,00% vol
Bergamasca Schiava rosato 10,00% vol
[5] La IGT "Bergamasca Moscato" (da Moscato di Scanzo) potrà essere prodotta anche nella
tipologia "amabile" con un contenuto massimo di zuccheri riduttori non superiore a 20,00 g/l.
[6] Per l'immissione al consumo della IGT "Bergamasca" Moscato (da Moscato di Scanzo) è
prescritta la bottiglia di capienza non superiore a litri 0,750.


Articolo 5
Norme per la vinificazione
[1]. Nella vinificazione sono ammesse soltanto pratiche atte a conferire ai vini le proprie peculiari
caratteristiche.
[2]. La resa massima dell'uva in vino finito, pronto per il consumo, non deve essere superiore
all'80%, per tutti i tipi di vino.
[3]. Le operazioni di vinificazione delle uve destinate alla produzione dei vini ad Indicazione
Geografica Tipica "Bergamasca" devono essere effettuate all'interno della zona di produzione delle
uve di cui all'articolo 3.
Tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione, è consentito che tali operazioni
siano effettuate anche nel territorio amministrativo della Regione Lombardia.


Articolo 6
Caratteristiche dei vini al consumo
[1] I vini ad indicazione geografica tipica "Bergamasca", anche con la specificazione del nome
del vitigno di colore analogo, all'atto dell'immissione al consumo devono avere le seguenti
caratteristiche:
"Bergamasca" bianco:
colore: giallo paglierino;
odore: intenso ,fruttato e floreale;
sapore: secco e sapido;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00%vol
acidità totale minima: 4,50 g/l
estratto non riduttore minimo: 15,00 g/l
"Bergamasca" rosso:
colore: rosso rubino;
odore: ampio e intenso;
sapore:asciutto e armonico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11 ,00% vol
acidità totale minima: 4,50 g/l
estratto non riduttore minimo:16,00 g/l
"Bergamasca" rosato:
colore: rosato cerasuolo;
odore: delicato e fruttato;
sapore:asciutto e armonico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol
acidità totale minima : 4,50 g/l
estratto non riduttore minimo:16,00 g/l
"Bergamasca" novello:
colore: rosso rubino;
odore: intenso e fruttato;
sapore:asciutto e armonico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol
acidità totale minima : 4,50 g/l
estratto non riduttore minimo:16,00 g/l
"Bergamasca" rosato Schiava: 10,00% vol.
colore: rosato cerasuolo;
odore: intenso e fruttato;
sapore:asciutto e armonico con leggero retrogusto amarognolo;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,00% vol
acidità totale minima : 4,50 g/l
estratto non riduttore minimo:16,00 g/l
[2] La indicazione geografica tipica "Bergamasca" Moscato potrà essere prodotta anche nella
tipologia amabile con un contenuto massimo di zuccheri riduttori non superiore a 20,00 g/l
(3) i vini ad indicazione geografica tipica "Bergamasca" con la specificazione del nome di vitigno
all'atto dell'immissione al consumo, oltre alle caratteristiche sopra specificate per i vini del
corrispondente colore, devono presentare le caratteristiche organolettiche proprie del vitigno.


Articolo 7
Designazione e presentazione
[1] Alla IGT "Bergamasca" è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste
nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi: extra, fine, scelto, superiore,
riserva, selezionato e similari.
[2] E' tuttavia consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali e
marchi privati purché non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno
l'acquirente.
[3] Ai sensi dell'art. 14 del DLgs 61/2010, l'IGT "Bergamasca" può essere utilizzata come ricaduta
per i vini ottenuti da uve prodotte da vigneti, coltivati nell'ambito del territorio delimitato nel
precedente articolo 3, ed iscritti negli schedari viticoli dei vigneti dei vini a DOC, a condizione che i
vini per i quali si intende utilizzare la IGT di cui trattasi, abbiano i requisiti previsti per una o più
delle tipologie di cui al presente disciplinare.


Articolo 8
Legame con l'ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica.
1. Fattori naturali rilevanti per il legame.
La zona geografica viene delimitata dai fiumi Adda ed Oglio e comprende un territorio
pedecollinare.
Le principali formazioni geologiche presenti nella zona collinare Bergamasca sono il Selcifero
Lombardo, la Maiolica di Bruntino, il Sass del Luna tipico (o Pietra di Luna) e il Sass de Luna
calcareo, le torbiditi sottili, le Peliti nere superiori, le Peliti rosse, Flish di Pontida, Arenaria di
Sarnico, Pietra di Credaro, Flish di bergamo, Frangipan e terreni alluvionali.
La genesi delle rocce madri delle colline bergamasche avviene nel periodo Cretacico dell'era
Mesozioica; dalle rocce madri anno avuto origine i terreni che sono prevalentemente di tipo eluviale
sono quindi terreni rimasti sulla roccia da cui provengono ed a questa restano fortemente legati in
termini di ripartizione minerale; fanno eccezione alcune zone sulle sponde dell'Oglio e nella zona di
Chiuduno di tipo alluvionale.
In linea generale è possibile affermare che nell'area collinare a nord-ovest della città di Bergamo
prevalgano terreni di tipo scisto-argilloso, mentre lungo la fascia collinare ad oriente fino la lago di
Iseo si susseguono diverse formazioni con prevalenti caratteristiche argillo-calcaree.
L'area Bergamasca presenta tre aree climatiche principali, Collina occidentale, Collina orientale e
area di Trescore Balneario (valle).
In esame vengono presi tre parametri quali la radiazione solare, la temperatura e la piovosità o
precipitazione meteorica.
In relazione alle temperature e alle radiazioni solari è possibile rilevare la costante termica in
relazione alla fase fenologica della vite. Le aree occidentali e quelle di valle presentano costanti
termiche inferiori a quella orientale, si va quindi dai 3470 gradi dell'area occidentale e valli ai 3570
dell'area a oriente.
In merito alle precipitazioni le medie annuali si attestavano attorno ai 1100-1200 mm annui fino alla
fine degli anni 90. Una riduzione significativa della piovosità si è registrata a partire dal 2003.
Gli scarti annuali rispetto alla media in relazione alle aree geografiche risultano essere contenuti,
ma non irrilevanti e si aggirano tra i 200 e i 350 mm.
2. Fattori umani rilevanti per il legame.
'La naturale predisposizione del terreno orobico alla viticoltura, vanta storiche ed illustri
testimonianze', così Aldo Quinzani inizia la sua analisi sulla viticoltura bergamasca in Vini della
Bergamasca (Quinzani, A. – I. Tastavino, La Nova Grafica, Bergamo, 1983).
Riportiamo a seguito alcune citazioni di testi antichi :
'Bergamo, dal punto di vista agricolo, era una città produttrice di vino. Quasi quattro quinti
delle superfici trattate fino alla fine del XI secolo erano vigneti. [...] Anche nei dintorni
immediati della città, nel suburbium, c'erano più vigneti che nella media: quasi un terzo
della campagna serviva alla produzione del vino.'
Janut, J., Bergamo 568-1098
Dallo stesso testo si evince la maggior quotazione dei terreni coltivati a vite (vinea) rispetto a quelli
destinati ad altre colture (campus)
Anni Vinea Campus
976 – 1000 7,2 3,6
1001 – 1025 7,9 3,8
1026- 1050 13,2 7,4
1051 – 1075 22,4 5,3
'Altro monte non hai più a te gradito, Bacco lascivo'
Del Brolo, M., Liber Pergaminus, 1110-1112
'Il territorio è molto fertile, e produce eccellentissimi vini [...]
Sansovino, F., Ritratto delle più nobili et famose città d'Italia, 1575
'[...] in fatto di qualità i suoi vini non cedevano a nessuno delle terre vicine. Molto vitate
eran le valli del Brembo e del Serio, produttrici di ottimi vini neri e bianchi 'che entro l'anno
son maturi, e si mantengono sinceri fino al decimo'
Bacci, A., Storia dei Vini d'Italia, 1596
'[...] Abbonda il territorio di vini ottimi, castagne, carni, formaggi, butirri ...'
Bisaccioni, M., Relationi et descrittioni universali et particolari del mondo, 1664
'La riva destra del Lago d'Iseo, cominciando da Lovere ha un'attività economica particolare
che, dall'industria siderurgica di Castro, si estende al prodotto degli oliveti, della vite e della
pesca. Ed è, si può dire, da Sarnico, dove il lago finisce, che si apre la Val Calepio, la quale
più propriamente si deve chiamare una riviera sulla destra dell'Oglio, operosa e ferace.
Altrettanto deve ripetersi per la Valle San Martino, la quale pure è del tutto aperta e lambita
dall'Adda per lungo tratto, da Villa d'Adda a Vercurago e dà agli abitanti prodotti della
riviera e specialmente il vino'
Belotti,B., La storia di Bergamo e dei Bergamaschi
Il Quinzani riporta poi come molte carte di vendita, stipulate in epoche assai remote, accennano a
vinee e terre vitate, dimostrando come allora si producesse vino e come questi fosse usato quale
forma di pagamento.
'[...] Nel 1187 per ordine della corte di Roma, risulta che donando la corte di Almeno al
Vescovo di Bergamo, Attone aveva posto condizione che il Vescovo ogni anno dopo la
Pasqua fosse tenuto a dare ai canonici di S. Alessandro quattro castrati, vino, pane, farina e
uova per far ravioli [...]'
Ronchetti, G., Memorie
'[...] Prima che il gelso ed il granoturco penetrassero nella Bergamasca, tanto si coltivava la
vite da aversene vino il triplo del bisogno; nel 1610 ne mandava fuori tanto da poter in
Isvizzera cambiarlo con quantità di bestie cornute e di cavalli, e a San Marco e a Morengo
nel 1525, su 2300 pertiche arative, 6580 piedi di vite maritavansi a 5244 olivi. Il soverchio
del vino cambiavasi a Milano e Cremona coi grani, di cui tanto scarseggiavano allora le
valli'
Cantù, I., Bergamo e il suo territorio, 1859
'Robbe che si mandano fuori del paese et per le quali entra denaro forestiero:
Panni bassi, p. 20.000 a 20 = 400.000
Panni alti, p. 8.000 a 50 = 400.000
Ferrarezza = 150.000
Vino, quanto può estraher = 90.000
Sera non lavorata = 60.000
Note conservate nella Civica Biblioteca di Bergamo e inerenti il calcolo delle esportazioni di
Bergamo agli inizi del 1600 (valori espressi in ducati).
'In provincia di Bergamo si producono 155.100 some di vino'.
Notizie Statistiche del dipartimento del Serio, 1815 (la soma corrisponde a circa 40 litri, la
produzione ammontava quindi a circa 6.200.000 litri, parti ad oltre 20 litri procapite,
essendo la popolazione in quell'anno di 304.876 unità).
Sempre il Marengoni sostiene che 'il vino risulta dal matrimonio tra ambiente e capacità umana: la
collina bergamasca e il suo viticoltore non potevano quindi che generare vini, quali il Valcalepio e
il Moscato di Scanzo'.
Altre testimonianze dell'antichità della viticoltura in bergamasca ci vengono dall'epoca latina:
alcuni storici riportano la notizia dell'impianto di viti in quel di Scanzo da parte dei militi romani.
Inoltre, per i Romani la cultura della vite a Bergamo diventò così importante che fu dedicato un
tempio a Bacco nell'antico Borgo di San Lorenzo.
Plinio racconta che in questo territorio la coltivazione della vite era molto sviluppata, soprattutto nei
luoghi più appropriati, cioè nella collina.
Quando poi nel 569 i Longobardi invasero la città, la vite, rimasta senza il vignaioli, costretto ad
una precaria esistenza e soggiogato a lavorare per padroni per nulla avveduti, ebbe un notevole
tracollo sotto il profilo della diffusione e della produttività e si rifugiò nelle proprietà ecclesiastiche.
Ma anche nei secoli bui la gente bergamasca non smise mai di amare il suo vino, tanto che il primo
atto ufficiale che attesta l'importanza economica del vigneto è proprio un rogito del 750 con il qual
viene ceduta una vigna sotto le mura della città.
Risalgono al 1000-1100 d.C. alcune carte di permuta e di vendita di terre vitate.
A testimonianza dell''attenzione prestata dal potere pubblico al vino, nel 1243 Bergamo ordina i
piantare le viti lungo la strada che va a Seriate e nel 1266 viene emanato lo statuto di Vertova che
impone che 'chi tiene a fitto tre pertiche di terreno comunale del Grumelli e nei Zereti vi pianti
vigna'.
Del modo dei bergamaschi di allevare le viti si occupa nel '300 Pier dè Crescenzi nel suo Opus
Ruralium Commodorum.
Indizio del valore dato al vino dai bergamaschi è la diatriba tra Guelfi e Ghibellini riguardo la
quantità di carri (98 per i Ghibellini e 60 secondo i Guelfi) rubati durante il saccheggio delle case
dei Ghibellini di Scanzo da parte dei Guelfi; in data 27 febbraio 1398 della questione si occupa il
cronista Castello Castelli nel suo Chronicon Bergomense Guelpho-Ghibelllinum: ab anno 1378
usque ad annum 1407.
Nel 1569 il bresciano Agostino Gallo parla della eccellente tecnica usata nel trattare le viti, nel
capitolo 'Quanto bene piantano le viti i Bergamaschi' del suo libro Le venti giornate
dell'agricoltura e dei piaceri della villa.
Nel 1614 Alvise Rizzi stila un elenco dei benefici ecclesiastici del priorato di Pontida e riporta che
'[...] i monaci accorparono le proprietà frazionate e disperse plasmando le coste dominate dal sole
con vigneti capaci di dare vino potente e buonissimo. Per affinarlo conservarlo hanno costruito una
cantina con botti cerchiate in ferro di sei carri l'una e si preparavano a costruirne un'altra per
accogliere il nettare derivante dai nuovi vigneti che stavano per entrare in produzione'. La relazione
conferma il fatto che dal 1400 a tutto il 1600 la provincia di Bergamo produceva molto più vino del
suo fabbisogno, circa tre volte tanto e che il sovrappiù veniva collocato sul facoltoso mercato
milanese.
A partire dal 1700, con l'espansione dell'allevamento dei bachi da seta e della coltivazione dei
gelsi, che in pianura sostituirono la vite, la produzione diminuì fino al punto che i Bergamaschi,
all'inizio dell'800 furono costretti ad importare vino da altre regioni. A tale proposito Rosa riferisce
che 'nel 1780 non solo [Bergamo] non ne mandò fuori, ma ne introdusse 5000 brente, ovvero 3554
ettolitri, che nel 1840 salirono a 5400 brente od ettolitri 38.172'.
Tra le varietà più antiche censite nella Bergamasca:
- il Bajoni nel 1789 parla nel suo Metodo per fare e conservare Il Vino in modo esplicito della
vocazione del territorio bergamasco che "essendo fornito di aprici colli niente inferiori a quelli
della Borgogna in tal prodotto fertilissima" del Moscato detto di Scanzo, del marzemino,
schiava, pignola e groppello.
- dal Tamaro Cenni sui vitigni e sui vini della Lombardia (1892) "... prima dell'oidium in queste
vallate si coltivava il Groppello, la Schiava, il Moscatello, la Rossara, la Bondria e altre varietà
locali...confermando quanto citato dal Gallo e il Bacci.
Mentre tra quelle aromatiche e destinate alla produzione del "moscatello" troviamo una varietà
"moscatello" censita già nel 1783 dal Tomini Foresti, mentre il moscato giallo viene censito come
varietà tra le più diffuse nel 1970 da Marco Marengoni.
La viticoltura nel XVIII e XIX secolo restava coltura di pregio e ambita anche dal piccolo mezzadro
e la produzione di vini paragonata alle attività artigianali eccellenti quando non artistiche, parimenti
la qualità dei vini si modificava in relazione alle tecniche importate dalla Francia, grazie anche alla
passione di personaggi eminenti e colte come il Bajoni (fine XVIII sec.). Effetti di questa
evoluzione sono tracciabili anche in atti ed eventi pubblici. Emblematica l'Esposizione Industriale
Agricola e di Belle Arti che ebbe luogo a Bergamo dal 15 agosto al 15 settembre 1870, in occasione
della Fiera di S. Alessandro; ivi vennero esposte e giudicate da un esperto ben 180 qualità di vino,
mentre nel 1879 alla Fiera enologica di beneficenza" di Carnevale vennero esposte oltre 1000
bottiglie di vino prodotto in varie aziende dislocate da ogni parte della collina [... ] dall'elenco dei
partecipanti si scopre che alcuni producevano un vino ottenuto con il sistema "Gallscaldato"..e che
tra i vini cosiddetti speciali si citavano il malvasia, il moscato bianco, il moscato nero, un moscato
molto vecchio del 1834.." M. Marengoni, Vite e vino in terra Bergmasca, Bergamo 2000.
Con l'arrivo della peronospora e dell'oidio e la comparsa della filossera nel 1886, i vigneti subirono
gravi perdite ma i bergamaschi in breve tempo reimpiantarono vastissime superfici tanto che già nel
1912 la superficie investita in viti superava quella di un tempo e continuò ad aumentare sino al
1940, all'inizio cioè della Seconda Guerra Mondiale.
Dal 1950 la Camera di Commercio si rese promotrice di una vasta innovazione in viticoltura
chiamando a consiglio anche illustri personaggi come il viticolo Italo Cosmo e si decise di
modificare la base ampelografia, incentivando l'impianto di Merlot, Barbera, Incrocio Terzi,
Marzemino gentile e Schiava grossa. Curati i vigneti, non rimaneva che pensare al vino: si
istituirono così due cantine sociali, una a Pontida – la Val san Martino – che iniziò a funzionare nel
1959, l'altra a S. Paolo d'Argon – la Bergamasca- che iniziò a funzionare nel 1960.
Sull'Eco di Bergamo del 4 novembre 1950 si legge:
'[...]nello spasimo contorto degli olivi svenati dai secoli, geme ancora, viceversa, lungo i
dolci declivi dei vigneti, il singhiozzo strozzato di antichi drammi soffocati tra le mura dei
fortilizi o affogati nell'Oglio o nelle acque del Sebino ... Ma anche il visitatore sprovveduto,
dall'altro del colle di Montecchio, il linguaggio di questi resti, filtrato dalla rete fittissima
dei filari di vite educata a modello per i moderni vignaioli, ha pure una sua suggestiva parola
da dire'.
Della storia della Viticoltura Bergamasca si è occupato anche il dottor Marengoni Bruno, tra gli altri
in un saggio così intitolato nel sopraccitato testo del Quinzani:
'[...] Molte viticolture raggiungono quella bergamasca per antichità di origine. Parecchie la
superano per raccolto. Ben poche invece possono vantarne una così pronunciata evoluzione
qualitativa attraverso i tempi.
[...] Alla fine del secolo scorso la vite alligna anche in pianura, di solito tra i gelsi, associata
a cereali e foraggi. Il livello economico generale, di pura sussistenza, e le difficoltà nei
trasporti, impongono alla famiglia contadina ed alla collettività, la massima autarchia,
ponendo il seconda linea la qualità del prodotto.
[...] L'importazione dall'America della peronospora e dell'oidio, parassiti della vite
pericolosi specie in ambiente umido, rende questa coltura in piano assai impegnativa. La
comparsa poi di un terzo parassita, la filossera, il migliorato tenore generale di vita, con il
conseguente allentamento del regime autarchico e l'esigenza di appezzamenti più ampi
idonei alla meccanizzazione decretano la graduale scomparsa della viticoltura in piano.
Questa perciò si ritira in collina, ed anche qui, solo sui pendii meglio esposti, in quanto gli
altri vengono lasciati al bosco.
[...] Si verifica così il primo presupposto per una viticoltura di qualità: la vocazione naturale
dell'ambiente. Il secondo passo determinante per una migliore qualificazione viene
compiuto negli anni cinquanta, quando si affrontano tre problemi:
- la scelta, tra una miriade eterogenea, delle uve più idonee;
- la difesa dalla grandine con apposite reti;
- l'adozione di nuove forme di allevamento e di nuove sistemazioni del terreno meglio atte
alla meccanizzazione.
[...] viene effettuata una prima scelta fondamentale, escludendo i vitigni troppo tardivi ed
adottando gli altri, più idonei ai vini abbastanza pronti [...] ecco perché tra i rossi emergono
il Merlot e il Cabernet Sauvignon [...] mentre per i bianchi s'impongono soprattutto i Pinots.
Si verifica così un secondo presupposto, fondamentale per i vini di classe: la nobiltà del
vitigno'.
Delle zone di produzione della vite, dei vitigni coltivati e dei tipi di vino prodotti trattano anche
Compagnoni e Marengoni in Vini Bergamaschi di Qualità e percorsi di degustazione:
'[...] Un tempo la viticoltura era distribuita in tutta la fascia collinare ed anche nella media
ed alta pianura, nonché nella pianura dell'Isola. Mentre in collina la vite è sempre stata in
coltura principale, in pianura la prevalenza dei vigneti era in coltura secondaria: in questa
zona la vite veniva allevata lungo i filari di olmi o di altre essenze legnose. In seguito, con
l'estirpazione dei filari di piante legnose e con il progredire della meccanizzazione
aziendale, tale coltura si è andata via via riducendo, tanto che attualmente interessa
esclusivamente la fascia collinare, dove trova il suo ambiente ideale.
Più esattamente ritroviamo queste coltura nella zona collinare vera e propria, che si estende
per una settantina di chilometri dal fiume Adda al lago di Iseo ed anche in zone considerate
montane dalla statistica ufficiale, me che presentano caratteristiche ambientali proprie delle
colline e precisamente: la valle Cavallina, la bassa Valle Camonica da Lovere a Rogno, la
sponda occidentale del lago d'Iseo l'imbocco della valle Seriana e della valle Brembana.'
- le forme di allevamento, i sesti d'impianto e i sistemi di potatura.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini
"Bergamasca IGT" devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a
conferire alle uve e ai vini derivati le specifiche caratteristiche di qualità.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura debbono essere quelli
tradizionalmente usati e comunque non atti a modificare le caratteristiche delle uve e del
vino.
- le pratiche relative all'elaborazione dei vini
Nella vinificazione dei vini a "Bergamasca IGT" sono ammesse soltanto le pratiche
enologiche leali e costanti atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche.
B) informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o
esclusivamente attribuibili all'ambiente geografico
I vini a "Bergamasca IGT", in virtù delle differenti tipologie di prodotto e dei differenti vitigni che
li compongono, presentano al consumo, caratteristiche organolettiche specifiche descritte
all'articolo 6 del disciplinare, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata
all'ambiente geografico. Le condizioni geo-pedologiche sono favorevoli alla produzione di vini di
grande interesse dal punto di vista delle caratteristiche analitiche e di quelle fenoliche, il suolo
bergamasco infatti è fattore determinate ai fini della qualità delle produzioni viticole per tutte le
tipologie di vino.
C) descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera a) e quelli di cui alla
lettera b).
Caratteristiche qualitative ed organolettiche delle tipologie di prodotti a DOC attribuibili
all'ambiente geografico, comprensivo dei fattori umani, hanno inciso sull'intero processo di
produzione. Tutte le tipologie di vino indicate all'art. 6 dal punto di vista analitico ed organolettico
presentano le caratteristiche intrinseche dei vitigni da cui sono costituite, derivate dall'ambiente e
dal clima nel quale essi vengono coltivati.
Nel complesso il microclima bergamasco, offre benefici notevoli ai fini della maturazione delle uve,
le escursioni termiche sono caratterizzanti il profilo aromatico e la buona esposizione di tutta l'area
geografica promuove la formazione di grappoli adatti alla produzione dei vini; d'altro canto le
tradizionali pratiche agronomiche ed enologiche di questo territorio, hanno sinergicamente
promosso la valorizzazione delle peculiarità delle diverse varietà di uva coltivate in provincia di
Bergamo, conferendo a tutte le tipologie di vino indicate all'art. 6 le peculiarità particolari e
caratterizzanti.


Articolo 9
Riferimenti alla struttura di controllo
VALORITALIA S.r.l.
Sede legale: Via Piave, 24 – 00187 – ROMA
+3906-45437975
info@valoritalia.it
Valoritalia S.r.l. è l'Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 2) che
effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente
all'articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera b) e c), ed all'articolo 26, par. 1, del Reg. CE n.
607/2009, per i prodotti beneficianti della IGP, mediante una metodologia dei controlli combinata
(sistematica ed a campione) nell'arco dell'intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione,
confezionamento), conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso.
In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli,
approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 14 giugno 2012, pubblicato in
G.U. n. 150 del 29.06.2012 (Allegato 3).

 


PROPONI LA NOTIZIA

OkNotizie     

 

Immagini e/o testi possono essere tratti dal web. In nessun caso i testi riportati sostituiscono i documenti ufficiali


 

 


NOVITA

NOVITA

NOVITA

Inizio pagina |Tv15 è un sito amatoriale creato da appassionati dei vini italiani. Pertanto i riferimenti riguardanti le informazioni riportatesono tratte principalmente dal web. Per errori o informazioni incomplete Vi preghiamo di darcene comunicazione per modificarle non appena possibile | Note legali | Powered by CMSimple_XH |